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Comunicati #BL

Loris Rispoli: lettera aperta al Sig. Onorato

A pochi giorni dal 24° Anniversario della tragedia del Moby Prince diamo anche noi spazio ad una lettera aperta di Loris Rispoli indirizzata al sig. Onorato.

Anche noi siamo 141

#BL


400x300xstefano di bartolomeo iosono141.jpg.pagespeed.ic.ZvohStLdueLettera aperta
al sin. onorato

Sono passati 24 anni da quella tragica notte in cui 140 persone hanno perso tragicamente, la vita, sono deceduti lentamente bruciando in attesa vana di soccorsi mai arrivati, erano uomini donne, ragazzi che lei ha imbarcato come suoi dipendenti, erano cittadini che hanno scelto quel mezzo di trasporto per andare per mille motivi in Sardegna, ma il loro viaggio è finito subito dopo essere iniziato.
In questi anni molte volte ho avuto la voglia di parlarle, di farle mille domande, di chiederle se lei si è mai sentito in colpa, non solo come proprietario del traghetto e datore di lavoro, ma come uomo che invece di collaborare, di mettersi al servizio della collettività per stabilire le cause, si è prodigato e non poco affinchè queste rimanessero sepolte per sempre.

Mai per un attimo lei e la sua compagnia vi siete preoccupati delle famiglie, se lei obietta che avete pagato subito i risarcimenti, le rispondo grazie, lo avete fatto non con spirito umanitario, ma facendo firmare carte che impedivano poi di costituirsi parte civile ai processi.

Avete costruito un muro di omertà e di silenzio intorno a questa vicenda come nessuno mai aveva osato, i morti sono morti meglio pensare a altro.

Mia sorella era bellissima lavorava non per lei direttamente ma per una ditta di bordo, commessa in un negozio, l’ho vista per l’ultima volta il 9 aprile di sera al buffet di stazione, erano liberi per un fermo tecnico e con le altre ragazze era in una pausa di lavoro, poi il nulla…..
Ho fatto io il riconoscimento della salma, ho voluto evitare ai miei genitori un ulteriore drammatico dolore, volevo che se la ricordassero come nella foto sorridente e felice, ignara che quel lavoro le sarebbe costato la vita, mio padre uomo di mare medaglia d’oro per la navigazione oggi continua a chiedersi perche?
Lui che ha passato una vita sui rimorchiatori a portare soccorso agli altri.
Ma la risposta non c’è perchè lei e altri avete fatto di tutto perchè non ci fosse, ci avete tolto tutto anche la memoria, perchè quando lei ha fatto portare il traghetto in Turchia per distruggerlo ha tolto a tutti la possibilità attraverso quell’immagine di ricordare.
Ma noi oggi siamo ancora qui caparbiamente ad esigere delle risposte, se la giustizia non è stata capace di condannare o si è chinata al volere del più forte o del più ricco, noi non chiniamo la testa, continueremo oggi e sempre a chiedere perché fino a che non avremo le giuste risposte

Loris Rispoli

Fonte: Moby prince: Quelli che esigono la Verità

Foto: http://iosono141.veritaprivatadelmobyprince.com/


Sull’apertura del 25 aprile dei punti vendita Coop

Il 25 aprile Unicoop Tirreno intende tenere aperti tutti i supermercati della città e della provincia. Noi, che non abbiamo perso la memoria, né intendiamo perderla o gettarla via, ricordiamo che un tempo la Coop si chiamava “Proletaria”, e non certo per “la necessità di offrire ai soci e consumatori livornesi un servizio commerciale adeguato” – queste le parole dei dirigenti – tenendo aperti i propri punti vendita proprio il 25 aprile 2015, settantesimo anniversario della Liberazione dal fascismo.
Da Vignale Riotorto i vertici aziendali si dichiarano “in piena sintonia con i valori espressi dal 25 aprile, Festa della Liberazione; purtroppo” (o per fortuna?, ci chiediamo noi), aggiungono, “quest’anno il 25 aprile cade di sabato e per la cooperativa il sabato è notoriamente un giorno fondamentale” . Chissà che cosa direbbero i soci fondatori della storica Proletaria di fronte alla scelta dell'attuale direzione di puntare solo al profitto, giudicando “non conveniente dal punto di vista economico”, e ignorando di fatto, una tra le più importanti festività storiche, sociali e politiche d'Italia. E chissà se i dirigenti, all'indignazione e alle proteste dei fondatori – senza i quali oggi essi non sarebbero dove sono – risponderebbero che chiuderanno per il 1° maggio (forse: tanto quest’anno cade di venerdì).
Ci piacerebbe sapere come la Coop possa moralmente giustificare l'apertura del 25 aprile, perché non ci basta sapere che – fino ad oggi, a differenza di altre catene di distribuzione – Unicoop Tirreno non ha tenuto aperti i supermercati in quella data.

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"Il 25 Aprile non si tocca": lavoratori Coop Livorno contro i negozi aperti per la Liberazione

25 APRILEOspitiamo anche noi il comunicato del Coordinamento Usb Unicoop Tirreno Livorno relativo alla questione dell'apertura dei negozi Coop della città per la data del 25 aprile, introdotto da alcune riflessioni sulla questione del nostro Capogruppo in Consiglio Comunale Andrea Raspanti.

"Quindi la Coop ha davvero smarrito la strada di casa ed è senza speranza di ritorno? Strano modo di festeggiare la Liberazione italiana dal nazifascismo (e nello specifico la ricorrenza del suo settantesimo anniversario) quello di prevedere un'apertura straordinaria per il 25 aprile. Strano davvero. Incomprensibile se non nell'ottica del mero profitto, che non dovrebbe, in linea di principio, appartenere all'etica del mondo cooperativo. Invece di incoraggiare la partecipazione dei dipendenti alle iniziative di celebrazione in programma, la Coop non trova di meglio da fare che aggiungere l'ennesima apertura straordinaria a un già troppo lungo elenco di giorni festivi non rispettati: lungo per i lavoratori e le lavoratrici (e per le loro famiglie mai riunite); lungo per i piccoli commercianti, ai quali le aperture straordinarie costano troppo e fanno guadagnare troppo poco. Business as usual, insomma. Anche la Proletaria ha fatto carriera, e pare provare vergogna o non avere memoria delle sue nobili origini."

(Andrea Raspanti)

 

 

Apprendiamo dal sito aziendale che la Coop ha deciso di tenere aperti per la prima volta a Livorno tutti i negozi della città (tranne l'ipermercato di Porta a Terra) nella data del prossimo 25 Aprile. Si tratta di una decisione per noi inaccettabile contro la quale ci batteremo con ogni mezzo possibile e con tutte le nostre forze. 

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"Lavoro a Livorno: fra vertenze e prospettive"

rombolidepalmafotobazziBuongiorno Livorno e in particolare il suo gruppo Lavoro sono impegnati da mesi in una elaborazione politica di idee concrete per arrivare ad invertire il corso di una crisi che ha colpito al cuore la città. La caduta della domanda di beni e servizi in Italia si è riversata sui traffici portuali e sulle tante attività manifatturiere presenti nell’area industriale. Ma Livorno era già in crisi a tal punto che come altre zone costiere della Toscana era stata annoverata tra le province a minor reddito pro-capite dette ad “Obiettivo 2” (nel 2001 per il periodo 2000-2006).
Per questo il governo di Livorno non essendo riuscito a innovare la struttura dell’economia livornese a partire dagli anni ’80 è entrato inerme dentro la crisi del 2008 addirittura negandola.
Siamo oggi a contare le attività che chiudono di fronte ad una drammatica situazione abitativa e ad un’incertezza lavorativa estesa a tutta la popolazione, anche per coloro che hanno un lavoro ben avviato.
La soluzione che la storia adotta in casi del genere è lo spopolamento di un area urbana che non rende più. Buongiorno Livorno è nata anche per opporre resistenza a questo naturale deflusso demografico ritenendo che la città potrebbe avere un corso differente e positivo.

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Razzismo, discriminazione, disuguaglianze

Pubblichiamo l'intervento del nostro capogruppo Andrea Raspanti al consiglio comunale del 20 marzo 2015.

Parlando di razzismo usiamo spesso la parola “discriminazione”. A pensarci bene, però, se c’è una cosa che il razzista non è capace di fare è proprio discriminare, distinguere. Il razzista semplifica la complessità. Il razzista pensa per categorie, fa di tutta l’erba un fascio, non è capace di vedere le differenze tra le persone, di cogliere la loro unicità. Vede gruppi uniformi e coesi. E di solito minacciosi. E questa cecità rispetto alle differenze, questa insensibilità all’unicità porta dritto a disumanizzare dell’altro: non è possibile coglierne l’umanità rifiutando di aprirsi alla sua storia unica e irripetibile. Il razzismo interrompe la comunicazione empatica tra persone, ci rende stupidi davanti al dolore e alla speranza degli altri. Disabilita in noi la capacità di immedesimarsi nell’altro a cui siamo neurobiologicamente vocati. Di fronte a una madre o un padre che sono disposti a imbarcare il proprio figlio di pochi mesi o anni su un gommone stipato di persone per attraversare il mare in tempesta non vediamo più la disperazione, ma la spregiudicatezza. Di fronte a una madre o un padre che piangono sulla bara dei propri figli morti in un rogo in una catapecchia ai margini della nostra città, non vediamo lo strazio, ma la farsa. Non ci mettiamo al loro posto. Semplicemente perché “loro non sono come noi, non vogliono bene ai figli come noi”.

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